SOPRAVVIVENZA

“Chi mangia questo pane vivrà in eterno”. (Gv.6,58)
Ho di fronte a me l’immagine di un’anziana suora che aveva vissuto la seconda guerra mondiale. Una personcina dalla corporatura minuta che si occupava di preparare la tavola e di “custodire” la dispensa. Ogni giorno la sua più grande preoccupazione era il pane. Lo attendeva con trepidazione e ne ordinava sempre un po’ di più di quello che solitamente andava consumato. Il rimanente lo nascondeva e spesso lo si trovava ormai vecchio e duro, ma gelosamente custodito.
Inizialmente non capivo questa strana abitudine, poi un giorno gliel’ho chiesto con discrezione e lei mi ha confidato che il pane era l’alimento più importante che non doveva mai mancare, perché se manca il pane si soffre la fame come era avvenuto nella sua famiglia in tempo di guerra, quando lei era piccola.
Penso ancora con tenerezza alle sue parole e alla sua custodia amorevole di quel semplice alimento fatto di farina, acqua e lievito e non riesco a non cogliere il motivo per cui Gesù l’ha scelto come simbolo per rappresentare il Suo corpo, se stesso.
Pane segno di sopravvivenza; pane segno di essenzialità; pane che si spezza per gli altri.
Siamo abituati a vederti dentro un ostensorio, quando tu ti sei messo nelle nostre mani per essere condiviso, mangiato, gustato.
Ti sei fatto pane perché capissimo che senza di te la nostra vita non sarebbe stata vita; senza di te il nostro corpo avrebbe continuato ad avere fame e le nostre mani aperte a chiedere, mendicanti di essere riempite.
Un pane, un corpo che incontra un altro corpo e si lascia masticare, gustare e ingurgitare. Questa è la meraviglia della festa di domenica, o meglio di ogni incontro con Lui. Una piccolezza disarmante, eppure un’importanza che solo i semplici comprendono.
“L’uomo è l’unica creatura che ha Dio nel sangue, abbiamo in noi un cromosoma divino”, scriveva Vannucci.
Se solo fossimo più consapevoli che quel cromosoma non solo ci fa vivere, ma anche sopravvivere.
Se solo fossimo consapevoli che in noi abita la forza della vita.
Se invece di unicamente adorare, cominciassimo a condividere il pane che è in noi e ci lasciassimo a nostra volta spezzare per aiutare chi cerca di sopravvivere alla solitudine e all’indifferenza che spesso contraddistinguono il nostro mondo.
Allora sii pane, sii vita, mostra quel cromosoma divino che è in te!!!
Sara



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