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IN ATTESA FEDELE

saraumadicris
26 lug
Tempo di lettura: 2 min

 

"E Argo la Moira di nera morte afferrò

appena rivisto Odisseo, dopo vent’anni”.

 

Eri cucciolo quando Ulisse se ne andò da Itaca e ora solo, stanco, denutrito e sporco, te ne stai come ogni attimo di ogni lungo giorno, di fronte alla porta di casa del tuo padrone.

Lo attendi, come si attende un soffio di vento ristoratore in una torrida giornata estiva. I tuoi occhi ormai non vedono più e le tue zampe, una volta pronte a scattare all’inseguimento di una preda di caccia, ora non hanno più la forza di rimanere diritte.

Attendi, tu solo sai chi. Con quella ingenua e coraggiosa speranza di chi sa che prima o poi lui tornerà e tu ci sarai, unico fedele amico che non ha tradito.

Ad un tratto le tue narici si dilatano e il tuo respiro ormai spento si fa più veloce. Un odore conosciuto, un passo già percepito tanto tempo fa e la tua coda quasi in maniera istintiva riprende a muoversi in un moto rotatorio veloce e scomposto, quello che le tue ormai poche forze ti concedono. Non puoi sbagliarti: è lui! Sì, è tornato! Non ti ha abbandonato e i vostri occhi si incontrano in un attimo di magico unisono dopo quei lunghi vent’anni. I tuoi, caro Argo, sono colmi di una gioia canina che non provavi da tempo e quelli di Ulisse lasciano cadere l’unica lacrima che il tuo padrone verserà dopo il ritorno a Itaca.

Ora puoi lasciarti andare, hai mantenuto fede allo scopo della tua vita. Hai atteso senza arrenderti. Ora stanco puoi abbandonarti alla “nera morte”.

Meravigliosa attesa fedele.

La tua morte Argo introduce la ripresa di identità da parte del tuo Ulisse. Da questo momento Ulisse comincia a riappropriarsi della sua vita, della sua casa e dei suoi affetti.

E’ un passaggio emotivo molto forte. Come se Ulisse riconoscesse se stesso attraverso la fedeltà e l’attesa di Argo. Proprio così, tutti abbiamo bisogno di un Argo che ci riconosca, che ci restituisca chi siamo, che ci ridoni l’immagine più vera di noi stessi, soprattutto quando ci siamo smarriti nel mare agitato della nostra vita. Argo riconosce Ulisse al di là del suo travestimento, al di là di ogni maschera. L’amore ci smaschera.

Di fronte a tanto amore Ulisse mostra la sua vulnerabilità. Abbassa le sue difese, si lascia cogliere dalle sue più profonde emozioni.

Argo diventa quindi il simbolo della lealtà e dell’attesa, l’incarnazione della speranza che resiste alle avversità e agli anni. Simbolo della fedeltà immutabile. Esso non lascia mai il suo posto. Non si perde. Rimane fedele a se stesso e al compito per cui è nato.

Ognuno di noi desidera incontrare un Argo che ci mostri veramente chi siamo: uomini e donne in attesa di qualcuno che ci riconosca con autenticità insegnandoci la fedeltà.

Sara

 
 
 

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