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SEMPLICEMENTE CIAO!

saraumadicris
4 ago
Tempo di lettura: 2 min

 

“Il ciao è leggero come un bacio. Il ciao è dolce come un cioccolatino. Il ciao è fraterno come un abbraccio. Il ciao è travolgente come un sorriso. Il ciao è tutto, è niente, è italiano, è universale, è familiare, è maschile, è femminile, è singolare, è plurale, è laico, è religioso. Il ciao lo voglio scritto sulla mia tomba perché dice, con quattro lettere, chi sono, cosa ho fatto e cosa farò. Signore, ciao”. Don Mazzi

 

Quattro lettere compongono la parola CIAO.  Una parolina che tutti utilizzano dai bambini agli anziani.

E’ una manina che si muove dopo pochi mesi di vita. Forse il primo gesto che viene insegnato: “Fai ciao!”

La prima forma di interazione con gli altri, il primo modo per uscire da sé e andare verso… A volte un saluto frettoloso, forse non sempre associato allo sguardo.

In queste quattro lettere è racchiuso il testamento spirituale di don Mazzi, il don della semplicità. Un don di grande umanità che sapeva avvicinare tutti senza giudizio e che ha voluto che il suo funerale fosse una grande festa di CIAO.

Mi viene da dire che in questa parola è racchiusa la sua persona.

Un ciao non allontana, anzi, non formalizza, non esclude ma include.

Un ciao mette a suo agio chi lo riceve, lo fa sentire visto. Sì, visto!

Abbiamo bisogno di essere visti, non con gli occhi ma con il cuore.

In un mondo che va a mille all'ora rischiamo solo di sfiorarci e di non accorgerci più che chi ci sta accanto sta magari chiedendo aiuto.

Guardami, sono qui! Fermati! Ascoltami!

Quel ciao scritto sulla tomba di don Antonio è il saluto rivolto a tutti coloro che si sono sentiti visti, ascoltati e amati per quello che erano e che a loro volta diventeranno portatori di un saluto nelle strade della quotidianità.

I nostri passi sono ormai diventati frettolosi e ripiegati. Camminiamo con la testa inclinata verso terra e non per guardare di non cadere, ma isolati in immagini virtuali che ci trascinano fuori dalla realtà e dalle relazioni in carne ed ossa.

Che bello quando si va in montagna e lungo i sentieri, grondanti di sudore, i nostri occhi si incontrano con quelli di uno sconosciuto e dalla nostra bocca esce quel bel ciao che fa sentire l’altro presente.

Settimana scorsa ho avuto la gioia di avere ospiti un gruppo di giovani di quarta e quinta superiore e il loro intercalare era: “ciao raga…!”

Diretto, bello, limpido, immediato e vivo. Forse siamo noi adulti a dover reimparare la semplicità racchiusa in quel saluto.

Forse dobbiamo avere il coraggio di togliere quella maschera di perbenismo formale con la quale ci proteggiamo e nascondiamo.

Forse è tornato il tempo di dirci ancora semplicemente: CIAO !

 

Sara

 
 
 

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