PORTE

“Io sono la porta” (Gv. 1,7)
“La porta è davanti a noi. A che serve desiderare?
Meglio sarebbe andarsene e abbandonare la speranza.
Non entreremo mai. Siamo stanchi di riguardarla.
La porta aprendosi liberò un profondo silenzio
senza lasciar vedere né i frutteti né alcun fiore.
Solo lo spazio immenso in cui abitano il vuoto e la luce
apparve d'improvviso da parte a parte, colmò il cuore
e lavò gli occhi quasi ciechi sotto la polvere”. (Simone Wail)
Quante porte incontriamo nella nostra vita: aperte, socchiuse, chiuse o sbarrate.
Porte che però lasciano sempre una possibilità; porte che possono essere attraversate.
Porte esterne, materiali, che chiudono una relazione, sbattute con veemenza o aperte con gioia quando qualcuno viene a visitarci.
Porte interiori, metaforiche, che lasciano passare la luce, spalancate nell’accoglienza di un affetto o di un mistero che piano piano viene svelato.
Porte che ci invitano ad essere attraversate nella ricerca di qualcosa di nuovo lasciando alle spalle paure e sofferenze che ci bloccavano di fronte ad un muro immaginario che ha limitato la nostra vita.
Porte che, come scrive Simone Wail, guardiamo e riguardiamo, stanchi e sfiduciati, senza speranza che possano essere aperte.
Pensiamo sempre che la maniglia sia esterna a noi, che qualcuno debba per forza fare il gesto di aprircela, senza pensare che possiamo farlo noi e che addirittura quella porta siamo noi. “Io sono la porta” dice Gesù nel Vangelo di domenica. E se osassimo dire a nostra volta la stessa affermazione riguardo a noi stessi?
Io sono la porta attraverso la quale le persone possono incontrare luce, speranza, affetto, bellezza…
Attraversando la mia vita, la mia persona, ciò che sono, i miei silenzi e le mie speranze tu, uomo o donna che mi incontri, puoi trovare vita, puoi affacciarti in cerca di frutteti e di fiori, di prati e di farfalle, di cielo e di stelle.
Nel momento in cui incontro la Porta divento io stesso, io stessa porta, apertura, fessura che, attraversata, conduce alla vita, alla gioia, alla speranza. E non posso che desiderare di esserlo, perché lasciarmi attraversare vuol dire che la porta della mia anima ha sconfitto la paura di preservare se stessa e si è fatta dono libero, vita che entra e che esce, spazi aperti dove poter pascolare senza paura.
Sara



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