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PORTE

saraumadicris
20 apr
Tempo di lettura: 2 min

 

“Io sono la porta” (Gv. 1,7)

 

“La porta è davanti a noi. A che serve desiderare?

Meglio sarebbe andarsene e abbandonare la speranza.

Non entreremo mai. Siamo stanchi di riguardarla.

La porta aprendosi liberò un profondo silenzio

senza lasciar vedere né i frutteti né alcun fiore.

Solo lo spazio immenso in cui abitano il vuoto e la luce

apparve d'improvviso da parte a parte, colmò il cuore

e lavò gli occhi quasi ciechi sotto la polvere”. (Simone Wail)

 

Quante porte incontriamo nella nostra vita: aperte, socchiuse, chiuse o sbarrate.

Porte che però lasciano sempre una possibilità; porte che possono essere attraversate.

Porte esterne, materiali, che chiudono una relazione, sbattute con veemenza o aperte con gioia quando qualcuno viene a visitarci.

Porte interiori, metaforiche, che lasciano passare la luce, spalancate nell’accoglienza di un affetto o di un mistero che piano piano viene svelato.

Porte che ci invitano ad essere attraversate nella ricerca di qualcosa di nuovo lasciando alle spalle paure e sofferenze che ci bloccavano di fronte ad un muro immaginario che ha limitato la nostra vita.

Porte che, come scrive Simone Wail, guardiamo e riguardiamo, stanchi e sfiduciati, senza speranza che possano essere aperte.

Pensiamo sempre che la maniglia sia esterna a noi, che qualcuno debba per forza fare il gesto di aprircela, senza pensare che possiamo farlo noi e che addirittura quella porta siamo noi. “Io sono la porta” dice Gesù nel Vangelo di domenica. E se osassimo dire a nostra volta la stessa affermazione riguardo a noi stessi?

Io sono la porta attraverso la quale le persone possono incontrare luce, speranza, affetto, bellezza…

Attraversando la mia vita, la mia persona, ciò che sono, i miei silenzi e le mie speranze tu, uomo o donna che mi incontri, puoi trovare vita, puoi affacciarti in cerca di frutteti e di fiori, di prati e di farfalle, di cielo e di stelle.

Nel momento in cui incontro la Porta divento io stesso, io stessa porta, apertura, fessura che, attraversata, conduce alla vita, alla gioia, alla speranza. E non posso che desiderare di esserlo, perché lasciarmi attraversare vuol dire che la porta della mia anima ha sconfitto la paura di preservare se stessa e si è fatta dono libero, vita che entra e che esce, spazi aperti dove poter pascolare senza paura.

Sara

 
 
 

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