CORRERE, FERMARSI E CREDERE

“Allora entrò anche l’altro discepolo… vide e credette”.
Quando qualcuno ci chiama dicendoci che c’è qualcosa di sensazionale da vedere, anche senza sapere che cos’è, noi ci mettiamo a correre. Il cuore batte all’impazzata, quasi ci esce dal petto. Tutto attorno a noi passa in secondo piano, non ci accorgiamo nemmeno della strada che stiamo percorrendo. Andiamo, spinti dalla meta, dal desiderio di vedere. C’è in noi un misto di curiosità, entusiasmo, gioia e paura… febbricitanti per un qualcosa che sembra essere unico e noi desideriamo essere tra i primi a vedere di cosa si tratta.
Se poi è Maria di Magdala a dire ai discepoli che hanno portato via il corpo di Gesù, allora la cosa diventa ancora più immediata… e Pietro e Giovanni, ed io e te… molliamo tutto e corriamo increduli e impauriti, con il cuore ancora colmo della sofferenza di averlo visto morire sulla croce come il peggiore dei malfattori.
Io corro più veloce di Pietro. In fondo sono più giovane, ma poi, di fronte alla pietra rotolata di lato e all’apertura di quella feritoia, io mi blocco, impietrito. Non è rispetto il mio, verso colui che è il più anziano e l’uomo scelto per guidarci. No: il mio è stupore, misto a incomprensione.
Lui non c’è, il suo corpo non c’è. Solo dei teli bianchi meticolosamente piegati e appoggiati di lato. Lascio entrare Pietro, io sto lì e mi chiudo in una contemplazione profonda ricordando ogni parola di Colui al quale ho dato la mia profonda amicizia e dal quale mi sono sentito profondamente amato.
Accanto a me c’è di nuovo Maria, la prima ad aver visto tutto questo e mi prende una mano stringendomela forte. Lei sorride, anzi i suoi occhi sono colmi di gioia. Lei ha capito prima di tutti. La osservo e mi rassicura dicendomi: oggi è il giorno della gioia, della vita.
Faccio un passo indietro, mi fermo, vedo e credo anch’io.
A cosa? Alla Sua vita, a tutto quello che giorno dopo giorno, camminando con lui, mi ha mostrato attraverso i suoi gesti concreti e le sue parole di verità.
Credo alla vita piena, quella che non ha trattenuto nulla, quella dello spreco del profumo versato sui suoi piedi quella sera. Credo alla gioia di semplice acqua trasformata in vino per dare gusto alle relazioni importanti.
Credo al tocco delle sue mani sulle ferite di chi ha perso tutto, compresa la propria dignità. Credo alla sua voce che chiama ogni uomo smarrito a scendere per andare a cenare nella sua casa. Credo alla bellezza di condividere un pane attorno alla tavola e al suo non stancarsi ad insegnare e a mostrare la via dell’amore e della conoscenza del Padre.
Credo quando si è chinato e mi ha afferrato i piedi sporchi lavandomeli con infinita tenerezza.
Credo e ripenso al momento in cui l’ho visto appeso su quella croce, nel massimo del dolore fisico e interiore, abbandonato da tutti, ancora una volta ha pensato a me, a noi consegnandoci Sua Madre. Credo perché mi ha mostrato cosa vuol dire essere pienamente uomini, pienamente realizzati, pienamente divini. Credo a quelle bende vuote, perché tutta la sua vita è stata un inno all’amore, alla pienezza e tutto questo non può rimanere chiuso dentro una tomba. Ora, come una farfalla vola leggera portando la sua bellezza in ogni sguardo, così la Sua Vita si posa su ogni donna o uomo che dopo aver corso, si ferma, fa un passo indietro, vede e crede.
Sara



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