COME UN SOFFIO SU UN FIORE DI TARASSACO

“…soffiò su di loro…” (Gv 20,19-23)
“Sentire il soffio della vita…
Toccarti il cuore con le dita
E non aver paura…” (Fiorella Mannoia)
E’ dalla bocca che esce quel soffio con il quale spegniamo le candeline il giorno del nostro compleanno. Quel soffio che mi permette di raffreddare un alimento troppo caldo. Quel soffio che butto fuori dopo una corsa.
Quasi un eccesso di vita che uscendo mi permette di riprendere fiato e che nello stesso tempo indica che sto vivendo, che sono vivo.
Quell’eccesso di vita Gesù lo soffia sui suoi amici chiusi dentro il cenacolo, impauriti e quel soffio tocca i loro cuori e li trasforma.
E’ un tocco delicato, come quello che da bambina mi piaceva fare dopo aver raccolto un soffione di tarassaco e vedere quei pappi bianchi volare leggeri e posarsi alla rinfusa dopo essere rimasti sospesi in aria.
Con questa immagine penso allo Spirito Santo, a quel soffio di vita genuina, carica, dolce e forte nello stesso tempo che si posa senza un ordine preciso, ma che tocca il cuore di ogni persona.
Non importa se ci crediamo o meno, Lui va, con abbondanza e generosità; va, traboccante di vitalità e, senza che nemmeno ce ne accorgiamo, compie meraviglie in noi e attraverso di noi.
Dimentico di sé, nel nascondimento della nostra interiorità, tocca la parte più profonda della nostra anima, il punto dove tutto prende vita e si dirama attraverso le nervature raggiungendo i nostri organi e i nostri sensi in un input d’amore creativo che può rendere unico e meraviglioso ogni nostro gesto.
Se fossimo consapevoli di tale forza, se ponessimo attenzione al soffio che, una volta entrato in noi, da noi fuoriesce e si va a sua volta a posare sulla vita degli altri attraverso le nostre parole...
Sì, perché ogni mia parola può diventare forza vitale per un’altra persona, seme fecondo adagiato nel cuore di chi impaurito si è rinchiuso nella sua casa facendone una roccaforte per proteggersi dopo troppe delusioni.
In me, in te, in ogni uomo o donna c’è quel soffio che non attende altro che uscire e volare come un achenio di tarassaco. E allora torniamo un po’ bambini, chiudiamo gli occhi ed esprimiamo un desiderio prima di soffiare con entusiasmo il nostro fiore e poi apriamoli e guardiamolo volare ovunque senza una meta, lasciamolo andare dove il vento li porta e appoggiarsi lì dove forse ce n’è più bisogno: nei cuori delusi e impauriti, che attendono solo di ricominciare a vivere.
Sara



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