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ADOTTATI DALL'AMORE

saraumadicris
3 mag
Tempo di lettura: 2 min
Madre con i bambini di Klimt
Madre con i bambini di Klimt

 

Non vi lascerò orfani: verrò da voi” (Gv. 14, 18)

 

«Anche a que' tempi noi s'aveva paura:

sì, ma non tanta». «Or nulla ci conforta,

e siamo soli nella notte oscura».

 

«Essa era là, di là di quella porta;

e se n'udiva un mormorìo fugace,

di quando in quando». «Ed or la mamma è morta». ( Due orfani di Giovanni Pascoli)

 

E’ la solitudine una delle sofferenze più grandi che destabilizza l’uomo. Un bimbo che diventa orfano è un bimbo che, come ci dice Pascoli, si trova ad aver paura di ogni piccolo rumore perché mamma e papà non sono lì a proteggerlo, a guardarlo, prenderlo per mano, coccolarlo e perdonarlo per le sue marachelle.

Ma si può essere orfani anche da adulti nel momento in cui ci si trova nella notte della solitudine profonda, quando nessuno condivide il nostro vivere, quando nessuna mano accarezza il nostro volto, quando nessuna parola dolce sfiora il nostro orecchio o quando Dio rimane così lontano dalla nostra anima, tanto da dubitare della sua esistenza.

Prende allora significato la frase del Vangelo di domenica che, come balsamo lena le nostre ferite e come aria riempie i polmoni della nostra anima assetata di bene.

Non vi lascio orfani, non ti lascio orfano… solo, smarrito, perso. Vengo da voi, da te, ovunque tu ti possa trovare, in qualsiasi situazione.

Un bimbo, come dice Pascoli nella sua poesia, piange perché non c’è più chi lo perdona.

Il perdono è il dono più grande che ci sia stato fatto, è l’abbraccio della nostra persona nonostante i nostri limiti e le nostre mancanze. Il perdono ci dice che non siamo soli, che qualcuno ci vuole bene e c’è anche quando noi non sembriamo meritevoli del suo bene.

Ecco che queste parole scaldano il cuore: non ti lascio solo, sola… io vengo da te. Non sei tu che devi muoverti, non sei tu che mi devi cercare, non sei tu… sono io che muovo la mia vita verso la tua, che accarezzo il tuo volto solcato dalle lacrime, che stringo la tua mano vuota, che incontro il tuo sguardo perso, che mi chino sul tuo passo intimorito.

Sono io che vengo a te per non farti più sentire orfano, ma adottato dall’Amore. Scorgimi nei meandri più nascosti della tua esistenza; scorgimi in piccoli gesti di presenza; scorgimi negli abissi più profondi di te… scorgimi, lì dove nessuno mi cerca ed io ti sarò Padre e Madre in ogni angolo del cuore in cui ti senti orfano. Io sarò Amore.

Sara

 
 
 

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